L’estate che si è appena chiusa è stata una delle più calde mai misurate in Italia, con quattro ondate di calore, notti tropicali in serie e, a inizio agosto, quasi tutte le città monitorate contemporaneamente da bollino rosso. Il conto sanitario non è uniforme e questo è il dato più utile da leggere. Il Sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera ha rilevato fra il 25 maggio e il 30 giugno un eccesso medio del 3 per cento fra gli over 65 sulle 54 città sorvegliate, con Firenze all’8 per cento e Torino oltre il 30 durante l’ondata più intensa; a luglio l’eccesso si è concentrato in modo netto sugli ultraottantacinquenni. Il caldo non colpisce tutti allo stesso modo, colpisce chi è già fragile, chi è solo e chi si muove poco.
E non è un’estate isolata. Uno studio dell’Imperial College e della London School of Hygiene & Tropical Medicine ha attribuito al cambiamento climatico circa due terzi dei decessi estivi in eccesso nelle città europee, con l’Italia in testa alla classifica; l’ottantacinque per cento delle vittime aveva più di 65 anni. Le proiezioni vanno tutte nella stessa direzione, perché le due curve che contano salgono insieme. Le città europee sono già oggi dai quattro ai sei gradi più calde delle campagne circostanti, con punte di dieci, e nel 2050 vi abiterà più dell’ottanta per cento degli europei; nello stesso tempo la quota di ultraottantenni passerà dal sei per cento attuale a circa il quindici entro fine secolo. Le stime pubblicate su «The Lancet» indicano per l’Europa quasi quindici decessi in più ogni centomila abitanti all’anno entro il 2100, con il sud del continente colpito oltre nove volte più del nord.
Detta così sembra una questione da climatologi. In realtà, per chi assiste una persona anziana o con difficoltà motorie, è una questione molto concreta di autonomia. Il rischio non nasce solo dalla temperatura, nasce dall’immobilità che la temperatura impone; chi non riesce a scendere le scale, a raggiungere una stanza più fresca, a uscire per comprare l’acqua o a farsi una doccia in sicurezza passa le ore peggiori della giornata nel punto peggiore della casa.
Su questo un’ortopedia sanitaria può fare più di quanto si immagini. Un deambulatore adatto, una carrozzina della misura giusta o un sollevatore riducono le ore di immobilità forzata; un maniglione e un sedile per la doccia rendono praticabile un gesto che d’estate si ripete più volte al giorno ed è fra i più frequenti all’origine delle cadute domestiche. Chi trascorre molte ore a letto o in carrozzina è esposto alle lesioni da pressione, che il sudore e la macerazione della pelle aggravano, e i cuscini e i materassi antidecubito sono il presidio di prima linea. Il gonfiore agli arti inferiori peggiora con il caldo e le calze elastiche a compressione graduata funzionano se la misura è quella giusta e se si indossano al mattino. Chi porta una protesi d’arto o un corsetto conosce bene il problema dell’invaso che suda, delle irritazioni e delle abrasioni, ed è il periodo dell’anno in cui conviene far controllare la calzata invece di stringere i denti.
Molti di questi ausili non vanno comprati. Si noleggiano per le settimane in cui servono, con la consegna a domicilio quando uscire di casa è la parte più difficile. Vale la pena organizzarsi prima della prossima ondata di calore, non durante.
